MANUALE DI CAJON

PERCHE' SUONARE IL CAJONMETODO DI CAJON

Posted by Matteo 14 Sep, 2017 08:52

Il cajon è semplice, facilmente trasportabile e, musicalmente parlando, universale.

1. Vediamo prima di tutto perché lo considero semplice. Sicuramente un elemento portante è la facilità di apprendimento dei suoni base e il loro esiguo numero (due: alto e basso), seconda cosa il fatto che con questi suoni è già possibile suonare moltissimi brani di diversa natura ( Rock, Pop, Funk, R&B...). A un primo approccio sembra di avere sotto le mani uno strumento talmente elementare da risultare banale e di valore inferiore rispetto a qualsiasi altro strumento ma attenzione non è così! Questo fatto ha ingannato anche me all'epoca del primo vero incontro con lo strumento ( vedi intervista Blog Jam Academy), ritenevo quasi offensivo che mi si chiedesse di accompagnare una band con una scatola che faceva solo un paio di suoni! Scoprì ben presto che mi sbagliavo alla grande perché non solo non "faceva" due suoni ma che esisteva una tradizione ricca di ritmi di cui non sapevo nemmeno l'esistenza, scoprì che non era spagnolo ma peruviano con piu di 500 anni di storia sulle spalle, che suonare il flamenco con il cajon è di una complessità disarmante e che insomma non sapevo assolutamente niente del cajon e delle sue incredibili potenzialità musicali. Uno strumento quindi semplice ma non per questo da sottovalutare.

2. Il cajon è comodo sotto due punti di vista: è piccolo quindi non è ingombrante nei trasporti e non occupa spazio nei locali, seconda cosa ti ci siedi sopra! Non richiede uno sgabello o una seduta e puó sembrare una sciocchezza ma non lo è. Andare a suonare con il cajon vuol dire: portare il cajon, punto. E non mi sembra poco, sicuramente un aspetto che alleggerisce dal faticoso e snervante pensiero del - ho preso tutto?-

3. Il cajon è uno strumento universale, vuol dire che a differenze della stragrande maggioranza degli strumenti a percussione è possibile suonare ritmi e portamenti al di fuori della propria tradizione. Faccio un esempio, con le congas è possibile suonare principalmente la musica afro cubana come ad esempio la Rumba e il Guaguanco ma non è possibile suonare un ritmo Rock oppure uno Shuffle Blues, cosi come con lo Djembe, strumento africano, avrebbe poco senso suonare una Rumba. Il cajon invece permette di suonare tutti i ritmi sopracitati (ovviamente suonare un ritmo tradizionale con lo strumento con il quale è nato è sempre preferibile a qualsiasi sostituto). Il cajon è considerato universale anche e soprattutto per la sua facile sostituzione con la batteria. In Europa è diventato molto popolare proprio per questo fatto, pur non avendo i suoni dei tom, con l'aggiunta di piatti e a volte anche di un Charleston è molto semplice ricreare il portamento tipico di una batteria (non a caso i cajon di nuova generazione utilizzano al posto delle corde di chitarra due metà di una cordiera di rullante).

Il cajon insomma è uno strumento musicale con una storia profonda e una tecnica in continua evoluzione, con cui è possibile suonare un'infinità di variazioni ritmiche e dalla comodità impareggiabile! Penso che questi siano dei motivi più che validi per cui scegliere di suonare il cajon o per lo meno per non guardarlo con disprezzo ma anzi con grande rispetto.





IL MIO METODO DI CAJONMETODO DI CAJON

Posted by Matteo 06 Sep, 2017 22:33

Il metodo di cajon è diventato realtà!

(Link: MANUALE DI CAJON Di Matteo Cammisa)

Sono veramente contento non solo di aver concluso il lavoro ma soprattutto di essere riuscito a inserire gli esercizi in un ordine logico e funzionale all'apprendimento. E' il terzo metodo che porto a termine ("coordiniamoci" 2014, "fondamenti di batteria" 2015) e l'esperienza e la consapevolezza costruita attraverso i precedenti volumi didattici è sicuramente servita a snellire il lavoro. Scrivere un metodo, per quanto si abbiano le idee chiare, è comunque un lavoro lungo e stressante. Prima di tutto si affronta la fase di preparazione, elaborazione e selezione di ogni esercizio, il che significa: suonare, quindi scrivere, rileggere, far provare a diversi allievi, eventualmente correggere e ricorreggere ancora per innumerevoli volte. A questa prima fase si affianca quella di raccolta e suddivisione per tematiche, obiettivi e difficoltà. E' un po' come scrivere un romanzo con diversi eventi che s'intrecciano, contrappongono e giustificano l'uno nell'altro per poi risolversi tutti un finale chiarificatore. Bisogna sapere cosa si è scritto e cosa si scriverà, assicurarsi che la logica non si perda tra le pagine e che il lettore (studente) non si perda o si affatichi nella lettura. Tutto questo non sempre risulta facile, soprattutto se il libro supera le cento pagine. Poi in ultima analisi arriva la questione grafica e l'infinita fase di correzione delle bozze. Mi è stato chiesto perché non ho messo dei disegni (in "coordiniamoci" avevo disegnato personalmente tutti i fumetti), la risposta è che non avevo più tempo e volevo uscire con il metodo il prima possibile; inoltre se avessi messo i disegni avrei dovuto rivedere e curare l'impostazione grafica generale del libro, cosa che non sarei stato in grado di fare in maniera professionale senza un esperto in materia (la copertina l'ho fatta con Paint...!).
Insomma MANUALE DI CAJON è stato un lavoro lungo durato due anni che ha richiesto attenzioni e cure continue nonostante concerti e impegni di natura diversi, sono felice del risultato e credo che non avrei potuto fare meglio.
- ...E' quindi un lavoro concluso e perfetto?- No, non direi, non credo più nei lavori finiti e sicuramente, per quanto ben riuscito, non è perfetto. Ho un aneddoto da raccontare in merito.
Quando frequentavo architettura la mia professoressa di disegno II (di cui non ricordo più il nome) disse più o meno questo: "... Non credo nei lavori finiti, lascio i disegni senza concluderli, è una mia filosofia e anche voi siete liberi di fare lo stesso..
.." Ne rimasi scioccato! Io che da sempre mi prodigavo e affaticavo nell'arduo intento di creare disegni perfetti e concluderli al meglio per poter prendere voti più alti, adesso si parava davanti l'idea che fosse tutto inutile! Una volta venuto meno lo smarrimento, ci ragionai traducendolo in un grande insegnamento applicabile alla vita di tutti i giorni. Per me quelle parole divennero questo: la perfezione non esiste così come non esiste una conclusione, tutto è perfettibile e tutto è in movimento. Un libro è un temporaneo aiuto che un giorno può sempre essere migliorato o semplicemente cambiato, tutto fluisce: il tempo, le stagioni, i colori della natura, gli animali, i fiumi e i sentimenti, perché non pensare che anche un progetto o un opera possano mutare o rimanere aperti, non finiti? Sarebbero per me più vivi di ciò che è concluso e fermo a se stesso. Comunque, tornando con i piedi per terra, questo manuale potrà essere sempre migliorato ma ha già dentro tutto quello che volevo ci fosse. Adesso non resta che aspettare il giudizio di chi ne farà uso così che io possa prendere appunti per migliorarlo e migliorarmi ancora, sperando comunque che sia loro di aiuto nell'apprendimento delle tecniche e dei fondamenti di questo magnifico strumento chiamato cajon.

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